COMPARE-ACUTE Trial

COMPARE-ACUTE Trial: Rispetto ai pazienti con STEMI in cui è stata trattata solo la culprit lesion, quelli sottoposti a trattamento FFR-guidato di tutte le arterie con lesioni hanno presentato il 65 % di eventi in meno a 12 mesi

Fonte: ACC 2017 scientific session, Washington DC, USA.
Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Pieter Smits della Maasstad Ziekenhuis di Rotterdam, Olanda. II pazienti che presentano un grave infarto hanno spesso più di un arteria ostruita, ma le attuali linee guida in genere consigliano il trattamento della sola ostruzione responsabile dell’infarto. Pertanto i ricercatori hanno voluto eseguire studio clinico randomizzato (il primo di questo tipo) in cui i medici hanno usato la valutazione della riserva di flusso coronarico (FFR) per valutare con precisione le placche non causanti l’infarto. Rispetto ai pazienti in cui è stata trattata solo la lesione colpevole dell’infarto, i pazienti che sono stati sottoposti a valutazione e trattamento FFR-guidato di tutte le arterie con lesioni hanno presentato il 65 per cento in meno di probabilità di avere l’endpoint primario dello studio, un composito di mortalità per qualsiasi causa, infarto non fatale, ictus e re-rivascolarizzazione (sia angioplastica che bypass chirurgico) a 12 mesi. “Il nostro studio dimostra che è possibile ottimizzare il trattamento con questo approccio e potenzialmente anche di avere benefici economici, riducendo la necessità di procedure in più”, ha dichiarato Smits. I ricercatori hanno arruolato 885 pazienti con STEMI in 24 siti in 12 paesi in Europa e in Asia. E’ stata subito trattata l’arteria causa dell’infarto con PCI, i pazienti stabili sono stati assegnati in modo casuale a valutazione FFR-guidata delle altre arterie, ma non PCI (in 590 pazienti) o a valutazione FFR-guidata e, quando indicato da un punteggio FFR di 0,80 o inferiore, PCI (rivascolarizzazione completa, in 295 pazienti). L’endpoint composito primario si è verificato nel 20,5 per cento dei pazienti trattati con la sola rivascolarizzazione della placca causa dell’infarto e nell’7,8 per cento dei pazienti trattati con rivascolarizzazione completa, una differenza che era statisticamente significativa. Nel valutare le lesioni non responsabili dell’infarto, i ricercatori hanno scoperto che solo in circa la metà di queste è stato necessario un trattamento. Nell’Insieme, questi risultati suggeriscono che è utile il trattamento delle lesioni non correlate con l’infarto e che la valutazione con FFR può aiutare i medici a identificare con precisione quelle lesioni che necessitano di trattamento. “I risultati mostrano che l’uso del FFR nella fase acuta di uno STEMI, è fattibile e sicuro”, ha detto Smits. “Inoltre, la rivascolarizzazione completa FFR-guidata consente di ottimizzare il trattamento e ottenere migliori risultati.” Da segnalare che lo studio non era abbastanza grande per rilevare differenze statisticamente significative nella mortalità per qualsiasi causa o successivi infarti. Uno studio più grande, attualmente in corso, si prevede che farà luce su questi risultati.